Palasport di Palermo distrutto da undici anni di abbandono e incuria.

Dopo la chiusura avvenuta nel 2008, il Palasport di Palermo, alle porte di un nuovo inverno che vedrà il proliferare di spettacoli nazionali ed internazionali nei palazzetti delle grandi città, resta ancora una promessa disattesa dalla politica, un’amara bugia che costringe da anni tantissimi appassionati di musica a spostarsi altrove per assistere ai concerti dei loro beniamini, con un aggravio di costi e disagi non indifferente. La Sicilia occidentale, così, continua ad essere privata di un polmone economico e culturale fondamentale, disarmata di fronte a intrecci burocratici inestricabili e alle politichesi conferenze ricche di roboanti rendering da ascrivere agli annali di opere straordinarie in potenza, e mai realizzate nella sostanza. Così la città è stata man mano cancellata dall’agenda degli artisti nazionali ed internazionali mentre chi amministra continua ad annunciare, promettere e posare la prima, seconda, terza pietra, senza riuscire a riconsegnare la struttura alla città. Eppure c’è stato un tempo in cui quel piccolo sogno è stato davvero realtà. Il 3 ottobre 1999, dopo anni di attese e venti miliardi di vecchie lire spese dal Comune, il Palasport di Palermo vedeva la luce. La struttura di Fondo Patti da quel momento avrebbe ospitato eventi di rilievo nazionale ed internazionale e la quinta città d’Italia sembrava davvero un po’ più europea. E così un susseguirsi di concerti, da Claudio Baglioni, Giorgia, Elisa, Jovanotti, Venditti, al pluripremiato Notre Dame de Paris; Beppe Grillo che, ancora senza stelle, portava in giro uno straordinario monologo, ma anche eventi sportivi particolarmente importanti grazie all’approdo in serie A1 e in coppa Europea della Palermo Volley, che proprio al palazzetto di via dell’Olimpo si allenava e giocava le partite casalinghe fino al 2001 quando, in seguito alla retrocessione in serie A2, la compagine venne sciolta. I “grandi eventi” trovavano a Palermo finalmente una casa pronta ad ospitarli e il capoluogo siciliano conquistava il proprio posto nel panorama culturale e musicale italiano, ruolo fino a quel momento   destinato unicamente alla Sicilia orientale che senza retorica, ha sempre viaggiato con una marcia in più. Una tragica notte dell’aprile 2008, una tempesta danneggiò vistosamente una parte della copertura dell’impianto causando un danno di circa 200.000,00 euro. Sarebbe stato troppo semplice e forse troppo logico prevedere la messa in sicurezza del palazzetto, evitando che i problemi strutturali diventassero importanti. Com’era prevedibile, tutto questo non è accaduto e la struttura è stata totalmente abbandonata a se stessa. Oggi i danni sono incalcolabili. Il tetto, che all’epoca dei fatti non venne ripristinato, ha agevolato infiltrazioni d’acqua che hanno distrutto il parquet e tutta la pavimentazione. Per colpa di chi? Gli eventi atmosferici, insieme a burocrazia e politica assenti e sempre troppo lente, hanno fatto il resto, trasformando l’area in un luogo di degrado preda di vandali, incursioni incontrollate e furti. Oggi, osservando la struttura dall’esterno, si ha l’impressione di trovarsi davanti a una cattedrale nel deserto. Sterpaglie e rifiuti circondano tutta la zona, chiusa dietro un cancello arrugginito accompagnato dalla vecchia guardiola del custode senza più vetri a proteggerla. Nessuna vigilanza, eppure il personale non dovrebbe mancare. In questi undici lunghi anni sono state annunciate numerose riaperture: nel 2013, nel 2014, nel 2015 quando durante una conferenza stampa il sindaco di Palermo dichiarava: “Nell’ottobre del 2017 Palermo avrà una Cittadella dello Sport. Nascerà dall’unione di due strutture esistenti che saranno rimesse a nuovo grazie ad una somma complessiva di 14 milioni. Il progetto prevede, innanzi tutto, il ripristino del Palazzetto dello Sport e del ‘Diamante’”. La Cittadella dello Sport, purtroppo, è rimasta solo un annuncio. Nel 2016 l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, si recò in visita proprio al Palasport accompagnato dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando e da altri esponenti della politica siciliana. Sembrava che la situazione dovesse finalmente cambiare. In quell’occasione Lotti aveva dichiarato: “arrivano dei fondi e arriva anche un impegno certo, perchè ci siamo presi con il sindaco l’impegno di riaprire entro il 2017. Questo a testimonianza della volontà del Governo di dare una mano alle Istituzioni in adesione ai principi di sbloccare le opere ferme da troppo tempo“. Anche a quell’annuncio non seguì nessuna riapertura. L’ultima rentrée annunciata, e chissà se sarà davvero l’ultima, è fissata per l’ottobre del 2020. A giudicare dallo stato di avanzamento (???) dei lavori di ripristino, sembra davvero utopico crederci. Non si vedono operai al lavoro e l’unica traccia di quello che dovrebbe essere il principio di un cantiere, sono delle vecchie impalcature utilizzate per iniziare a risistemare la copertura che in alcuni punti però comincia già a cedere. Palermo, già capitale italiana della cultura, capitale del Mediterraneo, quinta città d’Italia, è ancora priva di uno spazio che possa ospitare manifestazioni musicali e culturali come meriterebbe e come tante, troppe volte, è stato promesso sia a lei che ai suoi rassegnati cittadini.

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