Non solo Saguto

Quando la Regina perde il trono i topi ritornano nelle fogne. La vicenda giudiziaria che ha come principale protagonista Silvana Saguto, ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, rischia di ripetere un copione già visto e sentito in simili circostanze. Quando un potente crolla, il resto del sistema, per ragioni di autoconservazione, si trasforma in pubblico accusatore oppure mantiene un pavido silenzio. Cosi la Regina, nel volgere di poco tempo, passa  dal piedistallo della devozione al ceppo del rogo mediatico. Corsi e ricorsi storici.

In fondo Silvana Saguto non è che una semplice espressione, per quanto importante, del modello/sistema/mentalità di quella cosiddetta antimafia che ha generato dentro di se il virus del malaffare, dell’approfittare del proprio ruolo per garantire prebende agli amici, ai parenti e a tutti coloro che si ritrovano a godere dei benefici di uno status privilegiato alimentando al contempo il proprio potere.. Bisogna ricordare che alla corte dell’ex presidente Saguto sono approdati alcuni suoi colleghi magistrati, avvocati, curatori fallimentari, professori universitari, giornalisti, diversi professionisti oltre che varie altre espressioni di quella umanità che di solito si può trovare nei pressi dei tabernacoli del potere

Sarebbe opportuno allora fare una analisi/inchiesta sociologica su tutti coloro, e sono in tanti, che ancora oggi usano le parola antimafia, o legalità pubblicamente, e  di contro nel loro agire quotidiano e privato sembrano porsi in perfetta contraddizione. Quanti di questi personaggi, infatti, meritano ancora oggi di godere di privilegi, scorte e altre favorevoli condizioni, non solo all’interno della magistratura, ma anche in altri ambiti? La domanda non è peregrina. Il caso riguardante Silvana Saguto è l’ultimo esempio di questo modo originale di utilizzare lo status di persona delle istituzioni o alfiere della legalità . Ma quanti ce ne sono stati? E, soprattutto, quanti ce ne saranno ancora?

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