Voci notturne, un capolavoro televisivo dimenticato

Era il 1995 e arrivava in Rai un “soggetto non identificato”, un vero e proprio alieno intitolato “Voci notturne”, uno sceneggiato televisivo (allora si chiamavano cosi) destinato ad avere una lunga vita immortale nel web, nonostante la sfortunata collocazione nel palinsesto (uscì il 24 settembre, su Rai 1, diviso in 5 puntate) e il conseguente flop di ascolti.

Prodotto dalla DUEA di Antonio e Pupi Avati, scritto da quest’ultimo e diretto da Fabrizio Laurenti, commentato dalle suggestive  musiche di Ugo Laurenti,  “Voci notturne” è un esempio straordinario di scrittura televisiva colta,  raffinata e ricca di suggestioni che caratterizza un intreccio narrativo in cui l’esoterismo e il misterico dialogano con la cronaca giudiziaria e politica (gli echi di Tangentopoli erano ancora nell’aria). Un plot  che inizia dal ritrovamento di un cadavere in riva al Tevere e la successiva telefonata dello stesso “defunto” alla famiglia. Da qui si dipartono una serie di sviluppi narrativi a cavallo tra l’alchimia di Fulcanelli e la cronaca politico giudiziaria, oltre a due filoni di indagine in parallelo tra Roma e gli Stati Uniti. “Voci notturne”, come ha scritto Davide Pulici di Nocturno, “rappresenta, ancora oggi, l’apice di un certo universo avatiano ‘a latere’ della sua filmografia ufficiale, quello del gotico avatiano: e in esso, il grande regista bolognese concentrò il distillato più puro e ossessionante del proprio immaginario fantastico-esoterico, tanto vero e sentito da essere ancora oggi pienamente inquietante e terrificante..() Avati scrisse ‘Voci notturne’ partendo proprio dall’enigma dell’esistenza di Fulcanelli , intessendo intorno a questo nucleo primario una stratificata, labirintica e coltissima serie di trame e sottotrame che mescolavano religioni classiche e musicologie antiche, telefonate dall’aldilà e scandali politici allora come oggi in voga, oscuri segreti della seconda guerra mondiale e Olocausto con fenomenologia delle sette new age”. Bisogna però aggiungere che il segreto di “Voci notturne” risiede nella forza corale della produzione. Ogni reparto, dalla regia alla recitazione, dalle musiche alla produzione esecutiva etc, ha dato il meglio di se per realizzare una storia che potesse unire qualità e innovazione, suspance e riferimenti mistici, teologie contemporanee e action movie. Un’alchimia perfetta, per restare in tema, che oggi è difficilmente ritrovabile nei prodotti seriali italiani (tranne qualche eccezione). “Voci notturne” venne riproposto da Rai Premium tra il 2009 e il 2010 e successivamente programmato in pay tv nell’estate del 2013. Negli anni successivi, quando della serie non era rimasta più traccia nell’immaginario collettivo, il risveglio nell’universo magico della rete: Un gruppo su Facebook, molto attivo e appassionato che discute e riflette sui temi proposti dallo sceneggiato e pratica anche delle visioni condivise; non ultimo anche un libro, scritto da Gianlorenzo Franzì, che racconta i retroscena di questo capolavoro segreto, ancora oggi attualissimo e moderno. La forza di “Voci notturne”, nonostante il low budget e tutte le traversie ante e post produzione, è che si tratta di un racconto televisivo di alto livello che potrebbe, anzi dovrebbe, essere riproposto oggi sia pure in una nuova confezione aggiornata al terzo millennio. Speriamo che la Rai, oppure qualche nuova piattaforma televisiva, decida un giorno di mettere in pista un progetto cosi importante che, nella sua breve vita, ha avuto anche il merito di anticipare temi e contenuti di certa nuova serialità internazionale ispirata al fantastico. Speriamo davvero.

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