L’emergenza sociale, la crisi economica e la distanza della politica dalla realtà. Intervista a Daniele Capezzone

Daniele Capezzone, commentatore del giornale la Verità ci racconta il suo punto di vista sulla crisi economica e sociale che sta investendo il nostro Paese in seguito all’emergenza Covid19.

Il governo come ha gestito l’emergenza sanitaria e sociale in questo momento di crisi?

Siamo davanti a una debacle. Non c’è stato nessun piano né dal punto di vista sanitario – è sufficiente dire che siamo tutt’ora senza mascherine – né dal punto di vista della protezione economica dei cittadini – si pensi alla beffa dei 600 euro, della cassa integrazione, dei mancati prestiti bancari – e ora non c’è neanche un piano adeguato per la ripartenza che è troppo lenta. A questa si aggiunge l’ulteriore maxi beffa, che ha del grottesco, che ha a che fare con la notizia relativa ai tamponi. Ci avevano raccontato che sarebbero stati disponibili due milioni e mezzo di tamponi e adesso pare – attendiamo una smentita – che ci siano i bastoncini per i tamponi ma non i reagenti per esaminarli. E’ come dire che hai due milioni e mezzo di cotton fioc.

Qualche giorno fa abbiamo assistito alla protesta dei commercianti di Milano che sono scesi in piazza per protestare e si sono ritrovati pure multati per assembramento.

Ho la sensazione che una parte del ceto politico non abbia presente quello che sta già accadendo a centinaia di migliaia di piccole e piccolissime imprese, che rischiano di non riaprire. A Roma qualcuno non sa come funziona un bar, un ristorante, una parruccheria e non hanno capito che ogni giorno che passa è molto più probabile che tante di quelle saracinesche non vengano più rialzate.

I commercianti devono già sopportare tre mesi di mancati incassi, hanno probabilmente effettuato delle spese per sanificare e provare a riaprire ma non glielo permettono, inoltre a giugno arriveranno vagonate di tasse. Come potranno resistere le piccole imprese?

Molti di loro non avranno un contatto troppo vicino con la realtà, ma ci sono circa 450 esperti che in qualche modo dovrebbero suggerire delle soluzioni adeguate.

Ho la sensazione che la logica stessa della task force e dei 450 professori, molti dei quali sono sociologi, accademici, ahimè, siano solo un’altra prova di scarso collegamento con la realtà. Per fare un esempio, avevano stabilito originariamente la riapertura dei barbieri il primo giugno, non hanno neppure guardato il calendario per vedere che è un lunedì, il loro giorno di chiusura. Vivono in una dimensione tutta loro, non hanno idea delle dinamiche delle piccole imprese.

Come si riparte? La gente come potrà ripartire senza un sostegno da parte dello Stato? In tanti con le proprie forze non ce la potranno fare.

Occorreva fare due cose. Numero uno, come si sta facendo in tutti i paesi dell’occidente avanzato, consistenti risorse a fondo perduto. Secondo, ripartire il prima possibile, perché l’unico modo per salvarsi è ricominciare a fare reddito, con le adeguate cautele senza dubbio, ma facendo ripartire l’economia.

In Gran Bretagna, il giorno in cui il governo ha deciso il lock down, lo stesso ha stabilito che per i lavoratori dipendenti ci sarebbe stata la copertura dell’80% dello stipendio da parte dello Stato, fino a duemilacinquecento sterline, per gli autonomi l’80% del fatturato dell’anno precedente.

Negli Stati Uniti, il giorno in cui Trump ha stabilito la chiusura, è stato attuato un provvedimento che erogava la cifra di milleduecento dollari per ogni componente della famiglia, più cinquecento dollari per ogni figlio. Una coppia con due figli, per fare un esempio, ha ricevuto sul proprio conto corrente tremila e quattrocento dollari.

Perché qui in Italia non è stato fatto niente del genere? Mancanza di soldi o incapacità nel gestire l’emergenza?

Un combinato disposto di atteggiamenti. Il primo è stato non fare nulla senza avere il permesso dell’Unione europea, la seconda una specie di valutazione ideologica non detta ma probabilmente reale tra grillini e pd, che è quella per cui “gli autonomi se la caveranno da sé”.

Hanno la convinzione che il lavoro autonomo, la piccola impresa, i lavoratori del privato, se la debbano cavare con le proprie forze. Ho anche il sospetto che questa parte di società italiana, siccome non vota giallorosso, è come se qualcuno volesse punirla.

Un cinismo esagerato in una situazione del genere, sarebbe grave. Di fatto però, è a rischio la tenuta sociale e questa cosa sembra ad oggi ancora poco chiara. Alcuni stanno tornando al lavoro in questi giorni, altri ancora un lavoro non ce l’hanno più. Come farà questa gente a vivere?

Le persone con un minimo di collegamento con la realtà, sanno quello che sta già accadendo. Una miriade di rate saltate, di mutui messi in discussione, di scadenze non rispettate, di impossibilità di pagare fornitori e dipendenti, una contrazione enorme dei consumi. Questa spirale, una volta che è partita, sarà sempre più difficile fermarla. Per questa ragione occorreva subito un’iniezione di liquidità.

La sensazione che hanno molti cittadini è quella di trovarsi a bordo di un aereo senza pilota.

Al volante non c’è nessuno, non c’è dubbio.

Come si viene fuori da questa situazione?

Detto con molta franchezza, questo dovrebbe indurre tutti a riflettere sull’errore che è stato commesso a settembre, quando c’era l’alternativa tra ridare la parola agli italiani con il voto, oppure costruire questo governo sulla base della mera maggioranza aritmetica in Parlamento. Si scelse questa seconda strada, in tanti suggerivamo di percorrere l’altra strada. Adesso, sei mesi dopo è facile tirare le somme. Se si fosse data la parola agli elettori, avremmo avuto un governo che poteva piacere o meno, non sappiamo con quale vincitore, ma sarebbe stato un governo scelto dagli italiani. Adesso c’è un governo che si regge soltanto sull’aritmetica parlamentare e il desiderio di alcuni deputati e senatori di non perdere il loro stipendio, ma è un governo assolutamente non rappresentativo e minoritario.

Moltissime persone avevano riposto fiducia sul famoso decreto di aprile, che forse diventerà di maggio. Cosa possono aspettarsi i cittadini da quest’ulteriore provvedimento annunciato?

Appena avremo modo finalmente di leggere, potremo dare un giudizio. Il solo fatto che ci ritroviamo a maggio e un decreto chiamato aprile non esista, dà la misura della catastrofe e ogni minuto che passa, rende quelle misure un cerotto sempre più piccolo.

Cosa dovrebbe fare già domani il governo per porre rimedio agli errori e ai ritardi che ci sono stati?

Quattro misure.

Dal punto di vista sanitario, tamponi a tappeto, veri e non solo col bastoncino anche con i reagenti. Dal punto di vista economico le altre tre misure: sospensione vera delle tasse per almeno quattro, cinque mesi; immediata iniezione di liquidità a fondo perduto; agevolare una ripartenza vera e la più rapida possibile di tutte le attività produttive.

Intanto i problemi continuano ad essere attuali, molta gente ha accumulato rate di mutuo, finanziamenti e molto altro. Chi non lavora più e nell’immediato non potrà provvedere, come farà? Le banche i soldi continuano a chiederli, pare che non siano predisposte verso “atti d’amore”.

Facciamo un esempio concreto, una persona ha una pizzeria a conduzione familiare, quella stessa famiglia ha una casa per la quale sta pagando il mutuo. Accumula due, tre rate non pagate di mutuo a rischio; non ha incassi e quindi ha pure un problema di liquidità per fare la spesa; contemporaneamente ha speso, con risorse proprie e nella speranza di riaprire, tremila euro per sanificare, duecento euro a mq per i divisori in plexiglass, per gel igienizzati, mascherine etc. La sera del primo maggio attenda di sentir dire che il quattro si potrà riaprire e invece Conte annuncia la riapertura il primo giugno. Ammesso che tu arrivi vivo al primo giugno, arrivano tutte le scadenze fiscali, le tasse di marzo che sono state rinviate a giugno e magari pure una delle otto milioni e mezzo di cartelle che l’Agenzia delle entrate ha previsto. Che altro si può aggiungere.

Hanno messo il cappio al collo a milioni di italiani, senza neppure accorgersene.

Io ho l’impressione che alcuni non lo capiscano in buona fede, perché non hanno contatto con la realtà economica, altri non lo capiscono – e su questo la buona fede forse viene meno – perché hanno la tranquillità che giorno 27 arriverà il bonifico e avranno uno stipendio certo da Palazzo Madama e da Montecitorio, perché tanto sono deputati e senatori.

Ciò che si nota, rispetto alla fase iniziale in cui Conte veniva apprezzato e sostenuto molto di più, adesso basta leggere un po’ in giro per comprendere gli umori e le opinioni della gente. A difenderlo e a difendere l’operato della gente sembrano essere rimasti soltanto quelli che possono contare su uno stipendio certo. Molti altri si sono ricreduti cambiando idea.

Infatti non è una questione di ostilità preconcetta o di pregiudizio politico. E’ un elementare dato di realtà. Se vai al supermercato a fare la spesa, ti servono i soldi per pagare e se non ce li hai non è che puoi presentare alla cassa i verbi al futuro o al gerundio del governo.

Un’ultima domanda su un argomento che sta facendo discutere molto in questi giorni, il caso Bonafede. Secondo lei cosa è successo e cosa ci sta dietro?

Sul piano dei contenuti è un corto circuito manettaro, alla fine come diceva il vecchio Nenni “a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro… che ti epura” e finirà che i manettari si arresteranno reciprocamente tra loro. Sul piano della forma, l’evidente incapacità di un governo che non ha compreso che il meccanismo degli arresti domiciliari post Covid avrebbe automaticamente liberato alcune centinaia di persone oggettivamente pericolose, con tutto lo sconcerto dell’opinione pubblica. Mettiamoci nei panni della gente che assiste a una manifestazione composta, seria, di alcuni commercianti che vengono multati e poi vedono boss e criminali mandati agli arresti domiciliari…

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