Quando la burocrazia dice no allo sviluppo e la politica chiacchiera.

Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di Decathlon e del diniego da parte del Comune di Palermo dell’area richiesta dal colosso francese, per “Incompatibilità urbanistica”. La struttura dove sarebbe dovuto sorgere il megastore nel capoluogo siciliano, si sviluppa su un’area in cui un tempo aveva sede lo stabilimento Coca Cola. Negli anni il terreno è stato oggetto di scontri e problemi di vario genere, sono tante le attività che si sarebbero volute insediare ma che alla fine sono sempre state bloccate per varie ragioni. E così, ad oggi, quello scheletro di cemento resta abbandonato ed inutilizzato. Il no del Comune è arrivato a due anni dalla richiesta e questo già la dice lunga sulle priorità che lo sviluppo e l’incremento di occupazione che hanno per l’attuale amministrazione comunale che, evidentemente, permette alla struttura burocratica di gestire con tempi molto rilassati le pratiche.
Un anno fa, sempre nello stesso periodo la vicenda era balzata agli onori della cronaca e Decathlon aveva dato l’ultimatum lamentando i tempi lunghissimi della burocrazia. “Ci sembra incredibile che di fronte alla proposta che abbiamo avanzato al Comune, quella di un investimento di 20 milioni di euro, l’amministrazione non ci abbia degnato ancora di una risposta”.

Adesso la tanto attesa risposta però è arrivata, ed è negativa.
La destinazione urbanistica dell’area, classificata come D1, secondo l’interpretazione del SUAP la rende incompatibile con attività che non siano esclusivamente “industriali, artigianali e simili”. Quindi niente, non si può fare.
Il sindaco Orlando si è espresso con queste parole sulla vicenda: “Siamo ovviamente contenti del fatto che nel tempo Palermo abbia riconquistato un interesse per gli investimenti e per i grandi brand, come testimoniato dall’avvio di tante attività commerciali in questi anni ma soprattutto e ancor di più in un momento come questo in cui il rispetto di regole è un imperativo, nessuna attività economica, piccola o grande, tradizionale o innovativa può essere al di sopra della normativa. L’Amministrazione comunale è sempre aperta al dialogo con quanti vogliano investire in città e creare nuove opportunità di sviluppo, purché ciò avvenga in quadro certo di attenzione per la normativa urbanistica e per la pianificazione della città.”

Segnatevi queste due frasi di Orlando “nessuna attività economica, piccola o grande, tradizionale o innovativa può essere al di sopra della normativa”.
Vi basterà fare un giro per Palermo per verificare con i vostri occhi l’abusivismo dilagante in ogni angolo della città, il degrado e l’abbandono di moltissime zone periferiche (ma non solo).

La seconda frase da incidere nella memoria è “L’Amministrazione comunale è sempre aperta al dialogo con quanti vogliano investire in città e creare nuove opportunità di sviluppo, purché ciò avvenga in quadro certo di attenzione per la normativa urbanistica e per la pianificazione della città”.
Da anni colossi come Ikea e Decathlon (ma non solo) tentano di aprire i battenti a Palermo (a Catania si sono insediati già da tempo), e tanta e tale è l’apertura al dialogo e alla ricerca di soluzioni dell’amministrazione, che non è stato possibile individuare nessuna area in una città come Palermo da destinare queste nuove e imponenti attività economiche e commerciali.
Ci chiediamo il perchè. Cosa ci stia dietro. Se si tratti soltanto di mancanza di visione o potrebbe esserci dell’altro.

Gli articoli che leggerete di seguito sono di un anno fa, difficoltà mai risolte, problemi mai sanati o probabilmente affrontati. Nel frattempo Palermo continua a sprofondare sempre di più e non si colgono le nuove opportunità di sviluppo. Con questa burocrazia e con una politica lenta e stanca, che sembra voltare le spalle alle realtà che porterebbero occupazione e nuovo ossigeno ad un’economia al collasso, rimarremo sempre piccoli e provinciali. E forse ce lo meritiamo.

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